La data del 24 ottobre porta con sé uno strano collegamento con momenti significativi nella storia italiana e non solo; ricordatevi: non siamo qui per esporre il nostro pensiero, cosa che potremmo fare semplicemente seduti al tavolo di un bar, ma soltanto per raccontare "un fatto".
24 ottobre 1922: Fu il discorso in cui Mussolini lanciò l'ultimatum allo Stato liberale («O ci danno il governo o lo prenderemo calando a Roma»). Quattro giorni dopo (28 ottobre) ci fu la marcia su Roma e l'instaurazione del regime.
24 ottobre 1956: Durante le rivolte di Budapest, in quello stesso giorno i carri armati dell'Armata Rossa sovietica entrarono a Budapest e spararono sui manifestanti riuniti davanti al Parlamento e alla sede della radio di Stato.
24 ottobre 1917: Le Guardie Rosse e i marinai occuparono ponti, stazioni, centrali telefoniche e telegrafi, preludio all'assalto al Palazzo d'Inverno (San Pietroburgo).
24 ottobre 1975: Il 90% delle donne islandesi incrociò le braccia per un giorno intero paralizzando banche, scuole, fabbriche e trasporti.

E ora arriviamo alla nostra costituzione che tutti noi dovremmo conoscere, perché è parte fondamentale della nostra identità, ma a volte ce ne dimentichiamo:
«I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.»
E per specificare meglio perché tendiamo a essere pesanti su questo punto:
Preavviso non è autorizzazione: Nel modello costituzionale repubblicano (a rottura con lo Statuto Albertino e il periodo fascista), il preavviso al Questore è una notifica informativa per consentire la gestione della sicurezza, non una richiesta di concessione. L'assenza di preavviso comporta sanzioni per i promotori, ma non rende automatica la dispersione del corteo.
I limiti espressi: Le condizioni legittime di restrizione o divieto sono circoscritte a due soli casi: armi o comprovati motivi di sicurezza e incolumità pubblica.
Articoli correlati: L'art. 17 si salda con l'Art. 21 (libertà di manifestazione del pensiero) e l'Art. 2 (diritti inviolabili dell'uomo nei contesti collettivi).
E ora che abbiamo messo un po’ i puntini sulle i, possiamo anche dire che noi, gli Italiani, non siamo un popolo storicamente avvezzo alle rivoluzioni (e se non siete d’accordo un bel ripasso della storia italiana potrebbe farvi bene), ma siamo ben pronti o almeno alcuni di noi lo sono stati a scendere in piazza per ribellarsi a regimi, violenza e tutto quello che non appartiene a una democrazia (e anche qua un buon ripasso di storia aiuterebbe).

Ieri le piazze sono tornate a farsi sentire; sono tornate a farsi sentire nonostante il clima di guerra che si era generato nella precedente manifestazione, perché ricordiamoci: a rompere le vetrine, a mettere a ferro e fuoco alcune città non sono stati i manifestanti. Forse quelle azioni criminali sono servite a togliere il focus sui reali problemi e a delegittimare un diritto, ovvero manifestare.
La gente non arriva più a fine mese, la gente non vede più un futuro. A 24 anni non puoi sopravvivere con uno stage di 600 euro al mese in una società in cui città come Milano affittano stanze a 800 euro al mese. E visto che ci piace parlare di fatti e non di opinioni, ci teniamo a dire che l'Italia spende per l'istruzione circa il 4,1% del PIL, contro una media europea del 4,7%. Paesi come Svezia, Danimarca o Belgio viaggiano oltre il 6%. E quando qualcuno di voi obietterà dicendo: "chi vi ha detto di andare a perdere tempo all’università?", qualcuno potrà rispondere semplicemente: "ti curi da solo?", e ovviamente non andremo oltre. Siamo l'unico Paese avanzato (e si dice così) in cui i salari reali sono diminuiti negli ultimi trent'anni (-2,9%), mentre in Francia e Germania aumentavano di oltre il 30%.
E ora, visto che ci piace parlare di numeri, torniamo al 24 ottobre 2026.
371 persone fermate o accompagnate nei commissariati di mezza Italia.110 minorenni. Un dato che dovrebbe far saltare sulla sedia chiunque abbia un briciolo di onestà intellettuale, perché racconta uno scollamento generazionale totale tra chi governa e chi scende in strada.9 arresti e 87 denunce a piede libero, a fronte di quasi 4.300 persone controllate preventivamente per strada e nelle stazioni.
E poi ci sono i feriti? Forse i feriti hanno meno importanza delle vetrine rotte solo perchè hanno deciso di scendere in piazza per dire la propria?
Bologna, 17 interventi dei sanitari, tra intossicati dai gas, contusioni e un ragazzo finito dritto al pronto soccorso dell'Ospedale Maggiore in codice 2.
Roma, le cariche di alleggerimento, gli idranti e lacrimogeni hanno lasciato a terra manifestanti con tagli alla testa medicati sul posto e un conto di 28 fermi preventivi e 96 accompagnamenti.
Scene di tensione analoga anche a Milano, con oltre diecimila persone a bloccare la città attorno al Politecnico e momenti di frizione durissima in Corso Venezia.
A Bologna, un’ambulanza che cercava di soccorrere un ferito è stata bloccata dalla traiettoria degli idranti e avvolta dal fumo denso dei lacrimogeni. L'acqua ad alta pressione ha investito i sanitari che cercavano di salvare una vita.Il nostro non è un attacco alle forze dell’ordine, il nostro è un mettere sul tavolo anche l’altra faccia della medaglia, perché sembra che televisione pubblica e stampa si stiano dimenticando qualcosa.


