Niente slide, niente grafici a torta, niente paracadute. Se cerchi la storia dell’imprenditore che studia il mercato per due anni prima di muovere un dito, hai sbagliato articolo. Questa è la storia di Kyma e di Mattia. E inizia dove iniziano le cose vere: in macchina, in tangenziale, decidendo di buttarsi nel vuoto.

L’UFFICIO È LA TANGENZIALE

La scena è questa: Mattia è in auto con Emiliano. Emiliano parla di onigiri, di Giappone, di business. Mattia lo ascolta, ma in testa ha altro. Odia lavorare col pesce, ma ha un’ossessione che gli martella il cervello dai tempi della Mebimport: un amaro al caffè.
Non fa un pitch, non apre un laptop. Glielo butta lì, a secco.
La risposta non è “ci penso”. La risposta è un’accelerata. In dieci minuti netti sono passati dall’idea alla società. Kyma non è nato da un calcolo, è nato da una stretta di mano tra due che hanno deciso che aspettare il “momento giusto” è una roba per chi ha tempo da perdere.



L’ALTA SCUOLA DEL QUANTOBASTA

Per capire perché Mattia si muove così, bisogna guardare da dove arriva. Il Quantobasta non è stato un semplice lavoro, è stato un master ad altissima intensità. Diego e Andrea non gli hanno insegnato solo a fare i drink, gli hanno resettato il sistema operativo.
Lì impari che l’hospitality è una scienza esatta: o sei perfetto o sei fuori. Ogni movimento è calcolato, ogni dettaglio è maniacale. Mattia ha preso quel rigore assoluto e lo ha portato fuori dal bar. Non puoi costruire un brand solido se prima non hai imparato la disciplina vera dietro al bancone.


amaro kaima


SCOMMESSA AL BUIO (E ADRENALINA PURA)

Quanto bisogna essere folli per prenotare lo stand al Bar Show di Roma, l’evento che ti può consacrare quando non hai ancora il nome definitivo e, soprattutto, non hai la ricetta chiusa?
Parecchio. Mattia ed Emiliano lo hanno fatto. Hanno comprato il biglietto per lo spettacolo senza avere il film. E come in ogni corsa che si rispetti, l’ostacolo era dietro l’angolo. A ridosso del lancio: tappi sbagliati, botaniche che non arrivano, produzione a rischio.
Poteva finire male. Invece hanno trasformato il problema in benzina, arrivando a Roma con le bottiglie ancora calde e l’energia a mille. Lì capisci se sei fatto per questo gioco: quando tutto sembra bloccarsi, tu trovi la soluzione.





L’AMARO SENZA POLVERE

Il risultato di questa corsa? Un prodotto che prende la tradizione e la sveglia. Kyma è un amaro al caffè, tecnico, vertebrale, fatto per spaccare in miscelazione e non per dormire nella credenza. È street, è pop, è vivo.
Mattia non voleva fare il “liquore antico”, voleva fare il liquore di oggi. E ci è riuscito non guardando cosa facevano gli altri, ma guardando cosa mancava a lui quando stava dall’altra parte del bancone.



IL TRUCCO È NON PENSARE

Oggi Kyma punta all’estero, vuole il mondo, vuole i guest internazionali. Ma la lezione vera, quella che Mattia si porta dietro e che ripete a chiunque gli chieda “come si fa”, è una sola: smettila di pensare troppo.
La zona di comfort è comoda, ma non succede nulla lì dentro. Se hai il quadro chiaro, buttati. Magari cadi, o magari costruisci qualcosa che ti fa svegliare la mattina con la fame di chi vuole conquistare tutto. Mattia ha scelto la seconda. E a quanto pare, aveva ragione lui.

amaro kaima