Il perché Smile mi ricordi il negozio di dischi di Rob Gordon in Alta Fedeltà rimane ad oggi un piccolo mistero. Ovviamente, se non avete visto il film, andatelo a vedere: merita, e soprattutto vi farà sentire un po’ sognatori e un po’ professionisti, il che ai giorni d’oggi non guasta.
Ci troviamo a Roma, nel quartiere della Garbatella. E sì, ci troviamo negli iconici posti della serie I Cesaroni: quindi puoi farti un selfie e, nello stesso momento, goderti un drink serio.

Il bar di quartiere
Dopo anni di rooftop all’ultima moda, locali industrial e patinati, ci ritroviamo nuovamente davanti a una nuova esigenza del consumatore (eh sì, andrebbe ascoltata, perché alla fine è quella che "fa cassetto"): ovvero il bar di quartiere. Questa nuova esigenza di sentirsi a casa, dove il barista (CAZZO, IL BARISTA, e lo ripetiamo) ti conosce e tu non sei più solo un numero. In questo nuovo format, SMILE entra perfettamente perché compie quella rivoluzione di cui avevamo bisogno:
Bevi come in un hotel 5 stelle, ma sei in sneakers sotto casa.
Perché ci siamo un po' tutti rotti le palle di essere sempre al 100%. Forse andrebbe sdoganato un nuovo messaggio: per essere FIGO, devi essere autentico.

Listening Bar
Ed eccoci qui con la parola più gettonata del 2026: il listening bar. Ma ci siamo mai chiesti cosa sia realmente? Per chi non lo sapesse, nascono in Giappone intorno agli anni '50: erano luoghi dove, pagando il prezzo di un caffè, le persone potevano sedersi e ascoltare album rari su impianti audio di qualità professionale.
Torniamo da Smile: quel locale è un piccolo mondo per apprezzatori di vinili, dove trovi quello che cerchi e dove impazzisci davanti alla realtà.

La comunicazione di chi ci ha visto lungo
In questo locale tutto sembra lasciato al caso, come se una mattina i proprietari si fossero svegliati e avessero deciso di aprire le loro camerette a dei perfetti sconosciuti, facendoli entrare nella loro intimità. Ma, fondamentalmente, hanno solo capito come colpire. Ti ritrovi nella "stanzetta" di uno di loro, convinto che tutto sia casuale, quando in realtà tutto è studiato per lasciarti quella sensazione di casa, di trasgressione e di voglia di sederti a goderti quello che ancora non sai.

La clientela che non ti aspetti
Mentre sei seduto sulla tua sediolina, in una piazzetta vista Teatro Palladium, a goderti il tuo drink dopo il lavoro, ti capita di girarti e vedere al minuscolo bancone Andrea Fofi che chiacchiera Federico Leone. Stanno lì, mangiano un pezzo di pizza e bevono fottendosene di tutto quello che li circonda. Ci danno una lezione di vita: il posto giusto, spesso, è il bar che ti sbatte in faccia la sua presenza senza urlare. Ma forse la vera lezione di vita ce la dà Smile e la sua clientela: perché questo posto è fatto di persone, racchiude qualcosa che oggi è difficile trovare. La vera vittoria di Smile non sono i numeri. È vedere una signora di 60anni, seduta al tavolino con un universitario ventenne. È la capacità di unire mondi che altrove non si parlerebbero.
“Il 10 aprile 2024 per il primo compleanno di Smile abbiamo avuto 2500 persone. Ma forse quello che realmente dopo due anni rimane di quel compleanno è la nonna di Riccardone, Nonna Angela di 85 anni che ha portato le fettine “panate“. Eh si Nonna Angela ci fece le fettine “panate“ per il nostro compleanno.”
Ovviamente, ricordiamoci che Smile è un posto che conosce molto bene le regole della comunicazione e sa come usarle, ma non abbiamo mai detto che questo sia sbagliato.

"Sentite la differenza? Questo è un disco vero, non un insieme di bit. Ha un'anima, ha dei graffi, ha una storia. E la cosa più importante è che non cerca di piacerti a tutti i costi. È lì, e basta." Rob Gordon


