27 metri di altezza e Polignano a Mare, già questo basterebbe a raccontare quello che è il Red Bull Cliff Diving, emozione e adrenalina allo stato puro. E quando si parla di adrenalina, emozioni e sport, il legame è subito con il mondo Red Bull, il #timetteleaaali prende una nota diversa, diventa qualcosa che capisci fino in fondo.

CLIFF DIVING

E noi abbiamo avuto la fortuna di essere testimoni diretti di questo evento, siamo stati coccolati dal team di Red Bull che, oltre ad aver organizzato un evento che è sinonimo di spettacolo, si è preso cura anche dei suoi clienti, portandoli in un'atmosfera unica. 45.000 spettatori sotto un sole che non cuoceva (sì, ci ha graziati) in una delle location più sorprendenti d'Italia; aggiungici a tutto ciò 24 atleti da tutto il mondo, 27 metri di altezza che per chi non lo sapesse equivalgono a 9 piani, e ottieni l'ultima tappa stagionale delle World Series del Red Bull Cliff Diving.

Quando si parla di sport estremi, di sfida, di andare oltre i propri limiti, il connubio con Red Bull è immediato: non puoi non pensare a questa azienda che è ideatrice dei più grandi eventi sportivi al mondo e che attraverso il #timetteleaaali accompagna i propri atleti nella realizzazione dei loro sogni. Siamo stati con il loro team che ormai abbiamo imparato a conoscere e con i loro clienti, vivendo in prima persona questa gara, ma soprattutto lo spirito di squadra che si respira in ogni loro evento; e ci siamo sentiti parte di qualcosa (dobbiamo ammettere che l’hotel CALA PONTE è stato una coccola aggiuntiva che non scorderemo facilmente).

CLIFF DIVING

Organizzare un evento del genere è qualcosa di estremamente delicato per chi fa eventi, perché ogni cosa può diventare un imprevisto, ma tutto è sembrato perfetto e ben organizzato, anche il cameraman sulla scogliera (sì, è ancora vivo e siamo sicuri che abbia fatto i migliori video). Ma per parlare del Red Bull Cliff Diving abbiamo deciso di lasciare la parola ad uno degli atleti, ci sembrava giusto che le emozioni che noi abbiamo vissuto dai rooftop messi a disposizione da Red Bull fossero raccontate da chi realmente quei 27 metri li ha vissuti.

Davide Baraldi, 25 anni, uno che ha iniziato a tuffarsi a 6 anni e che ora è uno degli atleti più promettenti del cliff diving mondiale.

Allora, riguardo alla prima domanda su quanta follia serve per buttarsi da 27 metri... potrei rispondere in due modi diversi: da una parte assolutamente tanta, perché saltare da lì è come andare contro il proprio cervello, contro il proprio istinto di sopravvivenza. D'altra parte, quando sei sulla piattaforma sei consapevole di aver fatto tanto lavoro, di aver tanti tuffi alle spalle e quindi di essere capace, di poter gestire il tuffo in ogni suo attimo. In merito a cosa si prova quando si è sulla piattaforma... è particolare perché è proprio un miscuglio di emozioni anche contrastanti tra di loro. Hai tanta paura, assolutamente, hai tanta ansia, ma sei anche pronto e determinato a sconfiggerla. Invece, una volta che stacchi i piedi, lì hai un senso di libertà e di vuoto che è irreplicabile, come è irreplicabile l'adrenalina che provi appena appena tocchi l'acqua.
CLIFF DIVING

La libertà molto spesso fa parte di Spaghetty Western, ne parliamo spesso e cerchiamo in ogni modo di poterla vivere e guardando quegli atleti tuffarsi da quell’altezza quella sensazione di libertà l’abbiamo provata anche noi. Quelle emozioni potrei descriverle in tanti modi. Nel più semplice "libertà", nel più complesso... per quei tre secondi vivere veramente facendo quello per cui sei nato. Quindi sentirti te stesso. Quando partecipi ad un evento Red Bull, la cosa più difficile da fare è prendere consapevolezza che dietro a tutto quel lavoro vi sia sacrificio e dedizione. Tutto questo succede perché il risultato finale è sempre pazzesco e curato nei minimi dettagli, tanto da sembrare semplice. Succede spesso anche quando si guarda qualcuno compiere un gesto con una semplicità disarmante, come lanciarsi da 9 piani in mare aperto. I sacrifici, come in tutte le cose della vita a mio parere, sono tanti. Ci sono quelli che non si vedono, ma iniziano già prima di aver iniziato a tuffarsi dalle grandi altezze.

Ci sono stati tanti sacrifici sia da parte mia che da parte dei miei genitori fin da quando ero piccolo per portarmi agli allenamenti. Tutti e due lavorando, facendo anche turni di notte, riuscivano a trovare un modo per portarmi in piscina. E poi invece da parte mia ci sono stati sacrifici più fisici, a volte da piccolo anche relazionali con amici, con parenti, con divertimento mancato perché in un modo o nell'altro dovevi sempre avere o essere pronto ad allenarti. Crescendo invece, avendo iniziato ad approcciare le grandi altezze, tutto il percorso della tecnica di tuffi è un po' andato a scalare, quindi questo è un sacrificio che non era più un sacrificio, ma sono iniziati sacrifici più pratici: quello del tempo che sottrai alla tua vita, il tempo che comunque investi per arrivare a fare gare importanti. Ma per tutta la mia vita sono sempre stato dell'idea che finché ami qualcosa, niente è un sacrificio. Inizia ad essere un sacrificio quando ti pesa quello che stai facendo. Quindi la risposta breve sarebbe: non serve nessun sacrificio per fare questo sport.

Red Bull da sempre accompagna i propri atleti verso l'eccellenza e lo fa anche con il proprio team, spingendolo ad alzare ogni giorno l’asticella e fidatevi che lo fanno. Molto spesso quando il limite si supera, la paura subentra. Spesso si insegna a non aver paura, ma forse la più grande vittoria è imparare a gestirla.

Quest'ultima domanda è molto bella, perché tutti solitamente chiedono "Hai paura?", "Hai ancora paura?". Invece la tua è stata "Come la gestisci?", quindi mi piace perché sì, abbiamo paura al primo tuffo e avremo paura al centesimo, al millesimo... sarà sempre presente e anzi, io ho sempre detto "Nel momento in cui non hai paura è proprio lì che devi iniziare a provar paura". Perché quando sei lassù devi comunque rispettare quello che fai. Io la gestisco parzialmente autoconvincendomi di essere capace, di aver ripetuto il gesto tecnico miliardi di volte che di conseguenza non possa che venirmi naturale. Ma mi aiuto anche tanto con la respirazione, calmandomi prima del tuffo, respirando piano e lentamente e immergendomi nella mia bolla, lasciando tutto il mondo esterno a parte.

E ora la domanda che noi ci siamo posti in tutti quei tuffi: bellissimo il tuffo, bellissimo tutto, ma cosa c**zo provi quando atterri in acqua?

Mah... Anche qui è difficile da esprimere come emozione. Appunto, tanta adrenalina, tanta realizzazione personale, perché sei consapevole di essere riuscito a superare la tua paura, di essere riuscito a superare te stesso e di aver fatto una cosa comunque estrema e di averla fatta bene. Quindi hai, anche lì, tanta adrenalina ma tanta soddisfazione personale.

E per tutti quelli che come sempre vivono Red Bull anche come momento di festa, la festa c’è stata e la gente ha ballato in mezzo agli scogli... anche questa volta hanno lasciato il segno.


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