Parliamoci chiaro: quando Red Bull decide di partecipare a un evento possiamo scommettere sull’esito e, per chi avesse qualche dubbio in merito a Cocktails in the City (e noi qualche dubbio lo avevamo avanzato), possiamo dire che l’evento sembra perfettamente riuscito. Nonostante un tempo avverso a cui la Capitale non era abituata, un freddo che sembrava riportare tutti a novembre e l’esigenza di annullare la prima giornata per nubifragio, alla fine l’evento è riuscito, e anche bene. Ci sarà da migliorare qualcosa? Sicuramente, ma per chi se lo fosse perso possiamo confermare che sia stato come vivere un pomeriggio diverso a Bryant Park (sì, non esiste soltanto Central Park a New York).

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Qualcuno diceva che i migliori festival nascono sotto la pioggia (Woodstock insegna). Vedere Roma trasformarsi in una piccola Glastonbury, con il fango sulle scarpe ma le cuffie sulle orecchie, ci ha ricordato che il clubbing non ha bisogno di pareti di cemento o di aria condizionata.

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TI METTE LE CUFFIE

In un momento in cui il soft clubbing sta riempiendo i weekend di tutti noi, fra un caffè e una brioche, Red Bull decide di offrire a Cocktails in the City un paio di cuffie, buona musica e un evento silent. Perché da un brand capace di portare adrenalina e brivido in ogni cosa, isprirare i propri atleti a sognare in grande, e stavolta il sogno è stato ballare senza gli altri sentano la musica.. E allora ti trovi a guardare da lontano un gruppo di ragazzi nel silenzio più totale che, con delle cuffie, ballano sotto le stelle (sì, a Roma si vedono ancora le stelle).

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PIÙ DI 3000 PERSONE IN UN ORTO

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A dare una spinta differente al progetto è la collab con Post Office (e qui viene fuori l’intelligenza degli organizzatori nell'affidarsi a collaborazioni che lasciano il segno). Un vero e proprio movimento che a Roma ha cambiato le regole del gioco, trasformando il networking in puro divertimento. Ieri a ballare c’erano più di 3.000 persone, che hanno dimostrato che davanti agli eventi con un'anima la gente risponde ancora, e lo fa con una voglia di divertirsi che non vedevamo da un po’.

UN MEZZO DA GUERRA

Ma ora veniamo a noi, perché anche questa volta #timetteleaaali si è posizionata nel bel mezzo di un Orto Botanico urlando a bassa voce, e lo ha fatto con un’icona tangibile: la Event Car Red Bull. Per chi non lo sapesse, si tratta di un colosso militare svedese degli anni '50 (e già qui potremmo fermarci nel racconto, ma ovviamente non saremmo Spaghetty); la vera forza è stata trasformarlo in una consolle, posizionarlo in mezzo a un parco e far ballare con i suoi DJ, in un pomeriggio di maggio voi bartender, ma soprattutto i consumer (ricordiamocelo sempre: il cassetto lo fanno loro, anche se spesso ce lo dimentichiamo). Hanno urlato senza urlare, perché a mettere il brand sugli ombrelloni e sui bicchieri siamo bravi tutti; a posizionarsi diventando un simbolo di appartenenza, forse no.

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C'è qualcosa di maledettamente poetico e prepotente nel vedere un mezzo nato per la guerra (in un periodo storico come questo) trasformarsi in qualcosa di così fottutamente divertente come un DJ set. È la metafora di questo evento: dove c'erano il nubifragio e il fango, sono state portate più di 3.000 persone a divertirsi.

Quello che ci portiamo da questa esperienza è qualcosa in cui crediamo totalmente: il sacrificio legato alla competenza è l’unica arma che non delude mai. Dietro ai sorrisi e alle luci c’è stata una gestione che ha superato problemi e scocciature importanti senza che nessuno dei non addetti ai lavori se ne accorgesse. E quindi questa cazzima, questa voglia di non mollare neanche quando tutto va a rotoli (ovvio, non solo per spirito da crocerossini verso la città), è ciò che sposta l'asticella. E a noi questo modo di fare piace.



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