Seconda pizzeria in Italia, quarta al mondo. Sulla carta i riconoscimenti non mancano, anzi, vengono ben dichiarati. Ma la carta deve rispondere alla realtà e noi un salto da Confine lo abbiamo fatto perché le cose “dette” non ci piacciono, perché siamo fatti per andare fino in fondo e perché, onestamente, una degustazione pizza non ce la toglie nessuno.

SEMPLICE NON VUOL DIRE FACILE

Nella società del selfie perfetto, del reel che gioca con l’algoritmo, del bicchiere con le nuvole di fumo che fa un po’ strano, qui la pizza margherita si chiama Semplice.
Non vuol dire facile. Da qui parte tutto il viaggio insieme a Francesco Capece e Mario Ventura che ci accolgono da Confine. Parliamoci chiaro: la pizza ormai non ha più confine. Lo stereotipo che la pizza buona si mangia solo a Napoli è stato dissacrato da tempo, forse da quando la prima pizzeria al mondo è nata a New York.

L’IDENTITA DI SALERNO E LE MANI DEGLI ARTIGIANI

Il progetto affonda le sue basi tecniche e umane nella terra salernitana. È un legame viscerale che definisce l’identità di Confine: un’eredità onorata con orgoglio, capace di evolversi senza restare imprigionata nella nostalgia. Oggi questa rete di eccellenze si è estesa fino a Milano, creando un ponte diretto tra le origini e la metropoli, dove ogni fornitore resta un tassello fondamentale di un mosaico umano e qualitativo.

L’ESPERIENZA NEL CALICE

In questa filosofia, il vino non è un semplice accompagnamento, ma un racconto liquido. La selezione è parte integrante dell’esperienza:

  • Identità territoriale: Un omaggio alla Campania e alle migliori espressioni vitivinicole nazionali.
  • Armonia e Contrasto: Ogni etichetta è scelta per dialogare con il piatto, creando abbinamenti sinfonici o contrappunti sorprendenti.
  • Viaggio Sensoriale: La degustazione diventa un’immersione totale nei sapori e nelle storie dei territori, trasformando ogni sorso in un momento di scoperta consapevole.

COSA RESTA QUANDO SI SCALA LA CLASSIFICA

In un mondo che corre veloce e che tende a scalare le classifiche, cosa resta quando ci si siede a tavola? Resta la verità di una proposta che non fa guerra agli altri e che forse non ne ha bisogno.
Francesco e Mario non vendono un prodotto “patinato”. Vendono una visione dove la tecnica colta incontra la materia prima grezza degli artigiani e l’attenzione per le selezioni enologiche. La loro è una sfida irriverente: dimostrare che si può essere ai vertici del mondo offrendo sia la semplicità di una pizza iconica che l’audacia di creazioni più elaborate, restando fedeli a un concetto tanto basilare quanto difficile da realizzare. La semplicità, appunto.

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  • Photo by "Confine"