Sei cene, 30 persone, e una cornice d'eccellenza, questo alla base del progetto che ha visto protagonista il Gruppo Orsini durante Vinòforum e per chi non sapesse cosa è Vinòforum forse dovreste informarvi un pochino, perchè la barindustrustry non può essere relegata solo ad alcuni eventi.La Puglia madre patria del gruppo è stata parte di questa esperienza, tramite una degustazione “food and beverage” e si lasciateci usare questo nome, curata da Gianni Dell’Olio e dal suo team e fidatevi creare un vero e proprio ristorante in un parco non è impresa da poco.

Sono mesi che ripetiamo in quasi tutti i nostri articoli una domanda che sa spesso di provocazione ma che ha fondamenta concrete, sul perchè la gente non beva più, sul perchè la gente stia decidendo di scegliere uno stile di vita differente. Oggi invece ci troviamo a parlare di quell’elemento che è fondamentale per tutti noi l’acqua.
Per parlare di acqua dobbiamo per forza parlare di numeri (quindi fatevene una ragione e forse per chi ancora non lo fa è ora di iniziare a usarli anche nel lavoro di tutti i giorni).

Disponibilità globale: Solo il 2,5% dell'acqua terrestre è dolce e meno dell'1% è accessibile per uso umano. Secondo il World Resources Institute (WRI), 25 paesi soffrono di stress idrico estremo ogni anno.Consumo in Italia: L'Italia è il primo paese in Europa e il secondo al mondo (dopo i Messicani) per consumo pro-capite di acqua imbottigliata, con oltre 220-250 litri l'anno per persona (Dati Censis / Mineracqua)La percezione della rete pubblica: Circa il 28-30% delle famiglie italiane non si fida del rubinetto, sebbene oltre l'85% delle acque di rete rispetti standard qualitativi eccellenti (Dati ISTAT / ISS).
I dati del World Resources Institute (quindi non siamo noi di Spaghetty a dirlo) posizionano la Puglia e il Mezzogiorno tra le aree ad alto stress idrico, in poche parole l’acqua in Puglia e in tutto sud è una risorsa preziosa (ne abbiamo poca).

“Sicuramente il progetto Orsini ha come cuore pulsante il territorio e la sua economia iniziando con il fatto che la maggior parte dei nostri dipendenti sono residenti del piccolo borgo che ci ospita ovvero Poggiorsini. Molti di loro sono cresciuti insieme al brand con non pochi sacrifici, e noi siamo orgogliosi di questo senso di appartenenza. La cura del territorio è una sfida quotidiana che si affronta solo con impegno, passione e valorizzando le risorse umane che ne fanno parte. Il tema delle persone è centrale e la giusta gestione lo trasforma in un vero e proprio vantaggio competitivo. La nostra visione cerca di motivare e ispirare le persone attraverso progetti unici e originali come per esempio la nostra linea dedicata all’alta ristorazione, La Black&Platinum elegante e essenziale ma allo stesso tempo unica e sostenibile per via del suo packaging innovativo ovvero una bottiglia VAR senza etichetta ma serigrafata e progettata in maniera tale che rimane sempre perfetta e senza imperfezioni (rigature dovute all’usura della bottiglia).” Antonio Bisceglia

Nel 2026 epoca dei LEONI DA TASTIERA, parlare di sostenibilità è facile, farlo è tutta un’altra storia. In un’epoca segnata dal consumismo e dalla necessità di raggiungere quote di mercato sempre più alte, decidere di fermarsi e realizzare un progetto che abbia un reale impatto sulla società è un atto di coraggio che forse dovremmo compiere tutti ogni giorno (ognuno di noi, nelle proprie case).
“E’ stata una scelta strategica di posizionare un brand nato come locale ma con una visione globale devo dire un percorso ambizioso e impegnativo ma sicuramente originale. E’ stato anche un messaggio chiaro da “Local Hero” ovvero poter sviluppare una bottiglia che mitiga il trade off tra immagine e sostenibilitá. Infatti la nostra linea Black&Platinum é stata la prima sul mercato delle acque minerali VAR in italia ad introdurre una referenza in vetro extra white e con serigrafia quindi senza etichetta, questo comporta un investimento in capitale circolante non indifferente ma é stata una scelta cruciale per il Brand. Pensate solo che per togliere e rimettere un'etichetta quando il vuoto ritorna in azienda comporta uno spreco di acqua che si aggira intorno ai 10/12 litri per bottiglia.” Antonio Bisceglia
E non possiamo parlare di sostenibilità se non parliamo di vetro e poi parliamoci chiaro bere acqua in una bottiglia di vetro ha tutto un altro perché, come se il nostro palato ormai abituato alla plastica riuscisse comunque a delineare la differenza.

Diciamo che la scelta di puntare sul VAR é nata ovviamente per il rispetto per l’ambiente e per capitalizzare il mercato regionale pugliese che soffriva di un alto deficit tra acqua prodotta nella regione e acqua importata da altre regioni italiane. Sicuramente è un modello difficilmente replicabile su larga scala ma noi crediamo che l’unicitá del brand e del progetto abbia le carte in regole per poter mitigare il difficile contesto logistico e di mercato che stiamo attraversando.
Questo viaggio che noi abbiamo proseguito guidati da Antonio Bisceglia (Direttore Commerciale e Marketing del Gruppo Orsini) attraverso questo mondo, che copre il 27% - 30% del fatturato globale del mercato delle bevande analcoliche, ci ha fatto conoscere una realtà che impatta totalmente ogni giorno sulle nostre vite, una risorsa dalla quale siamo totalmente dipendenti e di cui spesso ce ne dimentichiamo.
“Si certo il primo contributo che ho dato all’iniziativa di Acqua Orsini é stata la tesi di laurea sperimentale che ha avuto come tema centrale proprio il lancio e posizionamento in Puglia, di un'azienda di acque minerali che si contraddistingue per una marcata attenzione alla sostenibilitá ambientale, all’economia del territorio peró con un approccio strutturato, multicanale e ad alto valore aggiunto. Diciamo che la visione in azienda tra il vecchio e il nuovo parla di continuitá su quelli che sono per noi valori fondamentali come trasparenza, valorizzazione del territorio e delle risorse umane poi non mi piace parlare di rottura del vecchio ma meglio un'evoluzione soprattutto nei processi di innovazione e nella comunicazione.” Antonio Bisceglia

Gruppo Orsini e il suo team (perché ricordiamoci le aziende sono fatte di persone) attraverso le loro idee di sostenibilità hanno inserito all'interno del loro gruppo il progetto Orsini Soda (ovviamente non si sono inventati nulla di nuovo ma a volte non è inventarsi qualcosa di nuovo ma decidere di prendere un’idea già conosciuta e renderla un vero progetto) .
“Il progetto Orsini Soda nasce per differenziare il portfolio di acque minerali del gruppo e aumentare la proposta di valore. (perché adesso abbiamo altri due marchi di Acque Minerali , uno in Toscana che si chiama Fonte de Medici e un altro in Emilia Romagna che è il brand storico bolognese Cerelia)L’obiettivo é quello di e poterci presentare come un azienda di beverage a 360 gradi, infatti è un brand trasversale a tutte le aziende del gruppo, fondamentale per poter soddisfare nuovi momenti di consumo. La qualità dell’acqua è fondamentale per poter esprimere il carattere e versatilità dei prodotti della linea Orsini Soda che hanno tutti delle piccole differenze e caratteristiche rispetto alla categoria dei premium mixers presenti sul mercato.” Antonio Bisceglia
Nel mondo del Food and Beverage ricerchiamo continuamente l'ingrediente raro, il packaging ad effetto. Ma forse la vera rivoluzione del 2026 è rimettere al centro la materia prima più antica del mondo, l’acqua. Perché la sostenibilità non è uno slogan da stampare in etichetta: è l'unico modo che abbiamo per far sì che questo mondo continui a vivere e forse dovremmo preoccuparcene tutti un po’ di più.


