Dimenticate i comunicati stampa e il linguaggio di servizio. Per capire Andrea Fofi non bisogna guardare solo i numeri straordinari del Roma Bar Show, ma le sue mani. C’è una verità silenziosa che unisce la visione di grandi colossal internazionali, i cantieri e i vulcani che scala in giro per il mondo: è la verità delle cose che resistono, che non applaudono e non ti fraintendono.
Fofi è l’imprenditore che ha saputo trasformare un’intuizione nel punto di riferimento globale della bar industry, per poi continuare a cercare il senso profondo del lavoro nella fatica che non si può delegare. Ex avvocato che legge tra le righe di un settore spesso troppo pieno di ego, Andrea vive in un equilibrio dinamico tra il successo di progetti consolidati e un cervello che “frulla” nel cuore della notte, partorendo nuove sfide. Lo abbiamo messo davanti allo specchio, tra lo scudo del suo humour inglese e il boato di “Iddu”, per farci raccontare cosa resta quando si tolgono i ruoli e si decide, finalmente, di puntare tutto sulla sostanza.

Hai vissuto a New York e Londra, hai costruito eventi da migliaia di persone, ma poi ti ritrovi a raccogliere le olive o a stare in un cantiere. È un bisogno di sporcarti per lavarti di dosso la finzione di certi ambienti, o è solo che ti fidi più della terra e dei mattoni che delle persone?

“Forse è entrambe le cose, ma non come alternative. Quando si passa da ambienti molto simbolici a volte si sente il bisogno di riportare il corpo dove le cose resistono. La terra non applaude, i mattoni non ti fraintendono. Se sbagli, lo vedi subito. Se fai bene, resta qualcosa anche quando te ne vai. Non è tanto sfiducia nelle persone, quanto diffidenza verso i ruoli. In certi ambienti sociali o creativi sei sempre un po’ in scena, anche quando credi di essere sincero. Sporcarsi le mani diventa allora un gesto di disintossicazione: non per punirsi, ma per togliere strati. Come dire: vediamo cosa resta quando non c’è pubblico. E poi c’è un’altra cosa, più silenziosa. La terra e i cantieri insegnano una forma di verità che non passa dal linguaggio. Non promettono senso, ma richiedono presenza. Ti obbligano a stare nel tempo lento, nella fatica che non si può accelerare né delegare. È un modo di rimettere il mondo in scala.

Dicono che un avvocato non smetta mai di esserlo. In questo mondo di sorrisi di cortesia e pacche sulle spalle che è il settore del beverage, quanto ti diverti a essere quello che legge tra le righe e, sotto sotto, capisce subito chi sta barando?

“Non mi diverto a scoprire chi bara. Mi diverto a capire quanto è vero quello che mi stai dicendo e quanto invece è solo linguaggio di servizio, poi decido di conseguenza come interagire con te. Nel beverage come altrove, non è che mi fidi poco delle persone. È che so quanto è facile raccontarsela, soprattutto quando il prodotto è buono e l’ego gira veloce. Il mio motto è un po’: “io ci sono, ascolto, ma non ho fretta di crederti”.”

Ti descrivono come un tornado, uno che trascina tutti. Ma chi trascina te quando sei stanco di sorridere? C’è qualcuno a cui concedi il lusso di vederti senza quell’umorismo inglese che usi come scudo per tenere tutti a distanza di sicurezza? E soprattutto cosa fa realmente ridere Andrea?

“Non mi trascina nessuno in particolare. Mi fermo io, ogni tanto e basta. Detto questo anche io come tutti ho la mia cerchia di persone a me care e vicine, le insostituibili, le certezze cui non dover chiedere nulla, la famiglia. Cosa fa ridere Andrea Fofi…devo ammettere che rido molto meno del passato, per certi aspetti sono meno spensierato (mi chiedo tutti i giorni il perché) e forse “infognato” così tanto nel lavoro che raramente trovo il tempo per farlo o le persone che ci riescano. Che poi tutti, mia mamma in primis, mi dicono che ho bel sorriso quindi forse dovrei sforzarmi a ridere un po’ di più. Comunque non sono solo quello che vedete in movimento ma non devo spiegarvi cosa mi tiene fermo.”

Avete venduto il Roma Bar Show.. È stato un atto di libertà o il riconoscimento che, alla fine, tutto ha un prezzo e nulla merita davvero che gli si dedichi l’anima per sempre? Cosa si prova il giorno dopo aver venduto un pezzo della propria storia?

“La vendita del Roma Bar Show è stato semplicemente un atto dovuto, il riconoscimento del fatto che avevamo bisogno di un partner strategico, istituzionale e finanziario che ci consentisse di fare il salto definitivo e affermarci ancora di più a livello internazionale. Probabilmente “da soli” non avremmo avuto lunga vita e il momento per farlo era questo. Credo, e ne sono sempre più convinto con il passare degli anni, che quello che fai soprattutto se sei un imprenditore ha una durata ben definita, non si tratta di dire “tutto ha un prezzo” ma semplicemente che “tutto ha una fine”. È naturale che la fine che uno si auspica è quella con il “lieto” davanti e questo se si è bravi, anche nel lasciare andare, si può concretizzare in un distacco. Ne riparliamo a fine 2027…”

Sei un viaggiatore serio e sembri anche quel tipo di viaggiatore che evita i resort per vivere la vera essenza del posto. Ma cosa cerchi davvero quando scappi da Roma? Cerchi qualcosa di nuovo o stai solo cercando un posto dove non sei ‘Andrea Fofi’, dove nessuno ti deve chiedere un favore, un consiglio o un invito?

“Amo molto viaggiare, non faccio vacanze e se devo scegliere scelgo destinazioni più “wild” possibili, anche “estreme” a volte. Pochi mesi fa ho lasciato molto di me a Socotra, isola quasi giurassica dello Yemen. Poi sono un amante dei vulcani, spesso cerco destinazioni dove posso scalare un vulcano. A Stromboli, isola che ho nel cuore con il suo vulcano incredibile “Iddu, come lo chiamano lì” che ho anche tatuato. Ecco lì mi sento Andrea senza Fofi, vivo l’isola, gli isolani (pochi anzi pochissimi ormai) e gli amici che ci vivono da tanti anni. Lì nessuno chiede nulla o ti chiede nulla se non il rispetto di essa…l’isola, dei suoi tempi, delle sue fragilità, della terra.”

Stai per aprire Nucleo. Sinceramente: ne avevi davvero bisogno? O è quella strana fame che ti viene quando senti che le cose stanno diventando troppo calme, troppo comode, e hai bisogno di un altro casino da gestire per non annoiarti a morte?

“No che non ne avevo bisogno come non ho bisogno di tante altre cose che mi passano per la testa ogni giorno o meglio nel bel mezzo della notte quando mi sveglio all’improvviso e accendo il cervello che inizia a frullare. Che fatica credimi. Ho un desiderio irrefrenabile di annoiarmi a morte e non fare nulla, motivo per cui mi sono comprato durante il Covid un casale in Umbria dove rifugiarmi (a dire il vero anche lì si fa tutto tranne che annoiarsi, torniamo al discorso della terra di cui parlavamo prima) ma poi il casino prevale inconsciamente su di me e faccio cose o mi faccio coinvolgere in cose. Solo per questo 2026 mi sono “regalato” due nuove pene, Nucleo e Cocktails in the City Rome che lanceremo in Italia, a Roma a metà maggio. Scherzo sono super gasatissimo e orgoglioso dei progetti e delle persone coinvolte.”

Con la tua esperienza e il tuo sguardo disincantato, riesci ancora a goderti un drink in un bar qualunque o sei condannato a vedere sempre l’errore, il calice sbagliato, il ghiaccio che non va? Dimmi una cosa di te che non è scritta in nessun comunicato stampa, qualcosa che farebbe dire a chi ti conosce solo per il lavoro: “Ma davvero Fofi è anche questo?”

“Ti rispondo premettendo che non mi sono mai sentito un bevitore esperto o dal palato sopraffine oltre a non bere molto di mio. Inoltre se e per quanto mi è possibile cerco di frequentare il meno possibile i bar e l’ambiente ma non chiedermi perché tanto non risponderò, chi mi conosce bene lo sa. Detto questo, ho avuto la fortuna di girare abbastanza per il mondo e provare tanto e la risposta oggi è comunque la stessa, no non riesco a godermelo un drink o un piatto perché sono un maledetto psicopatico osservatore che ama la professionalità soprattutto nel servizio. Sarà una questione di forma mentis ma colgo tutto e critico, sempre però con la volontà costruttiva di stimolare me stesso e chi lavora con me o per me a offrire il miglior servizio possibile. Fofi che cos’è oltre a tutto questo…mah, non saprei, preferisco lasciarlo dire alle persone che mi conoscono veramente. Fofi è un eterno sognatore, che crede nelle persone pur non fidandosi (do sempre almeno una chances), che ci scommette e che nonostante venga deluso continua a crederci perché la vita è fatta di persone e quindi non se ne può fare a meno ergo…crediamoci il più possibile. Ma sempre attenti alle fregature che sono comunque dietro l’angolo quando meno te le aspetti…purtroppo ci sono anche tante persone PESSIME.

SOSTANZA NON RIFLESSI

Andrea Fofi non cerca la perfezione fine a se stessa, cerca la consistenza. Che si tratti della crescita monumentale del Roma Bar Show verso la Nuvola, di un muro a secco in Umbria o dell’anima di Nucleo, la sua firma resta la stessa: quella di chi non ha paura di sporcarsi per trovare un briciolo di verità. In un’industria che spesso preferisce i riflessi dei bicchieri alla sostanza dei rapporti, lui continua a scommettere sul fattore umano. Con gli occhi aperti, la guardia alta e la consapevolezza che, alla fine, solo quello che costruisci con visione e presenza resiste davvero al tempo.

Andrea Folfi