Certi episodi spesso fanno più rumore della vita reale, certe cadute a volte parlano più di anni di sacrifici e questo lo sa bene Mattia Capezzuoli, il bello e dannato della mixology, un perfetto protagonista del PIACERE di D’Annunzio se non lo avete letto vi invitiamo a farlo perché in prima battuta serve a capire come l’estetica possa diventare una prigione se non hai la spina dorsale per gestirla ma soprattutto perchè è ora di riempire un po’ le teste.

Il periodo oscuro
Molto spesso il mondo del bar nasconde un lato oscuro, un lato lontano dai riflettori, quel dover essere sempre sorridente, disponibile e a mille nonostante le 12/15 ore di lavoro, spesso in ambienti dove l’adrenalina è necessaria e dove se rallenti cadi. Lo sa bene Mattia che non nasconde un periodo buio a Milano dove alla tanta pressione faceva eco il tanto stress fino a raggiungere un periodo di burn-out, di cui spesso non si parla.

"Il problema non è la caduta, ma come decidi di raccontartela. In quel momento avrei potuto fare l'esteta ferito, quello che si ritira a vita privata aspettando che il mondo si accorga del suo talento. Ma invece di nascondermi dietro a una versione perfetta, ho fatto una cosa molto semplice: ho riconosciuto i miei errori e sono andato avanti."
Una laurea in economia e del tempo (non) perso
In una società dove si tende ad utilizzare un solo canale comunicativo per apprendere ci troviamo di fronte un personaggio che ha fatto della laurea in economia la propria struttura. Un percorso che ti insegna a leggere i numeri, a fare scelte, a capire che dietro ogni drink c’è un conto economico, non solo un’idea creativa. E forse in un momento storico dove un selfie vale di più di un libro, ci troviamo con piacere a sentirci dire:
"Oggi gestisco team, budget, forecast… quindi direi che non è stato tempo perso, anzi. La bellezza senza bilancio è fragile: ho trasformato l'ospitalità in un'equazione dove il pragmatismo è l'unico vero antidoto allo stress."
Il saper dire no
E come Sperelli nel PIACERE (e se non lo avete letto, vi ripetiamo: cazzo svegliatevi), Mattia ha la stessa sfacciataggine di chi non si preoccupa di essere se stesso e con una schiettezza disarmante esprime il proprio pensiero accettando le conseguenze.

"Mi è costato, sì. Alcuni rapporti si sono incrinati, e probabilmente qualche porta si è chiusa. Ma allo stesso tempo mi ha fatto guadagnare credibilità. Nel lungo periodo, le persone sanno cosa aspettarsi da me, e questo è un valore. Se mi ha frenato? Forse in qualche momento sì. Ma preferisco una carriera coerente a una perfetta. In questo settore a volte un po’ di verità fa più rumore di mille sorrisi di circostanza."
Sassolini e invidia
Ovviamente con un personaggio abituato a dire quello che pensa e ad essere sulla bocca di tutti, non potevamo noi di Spaghetty Wester non dare a lui la possibilità di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Non vi aspettate nomi o ruoli: la diplomazia è un’arte antica e abbiamo capito che Mattia ha imparato a sue spese a usarla.
"Più che sassolini, direi che nel tempo ho imparato a riconoscere bene le persone. Ci sono stati professionisti che mi hanno dato tanto, e di questo sarò sempre grato. Poi però, a un certo punto, alcuni di loro hanno anche provato a mettermi i bastoni tra le ruote. Fa parte del gioco. Ci sono quelli che continuano a sorriderti davanti a un drink e poi sperano che tu faccia un passo falso. L’invidia esiste ed è un ottimo termometro. Spesso il mio aspetto ha fatto pensare che fossi 'solo quello bello'. Va benissimo così: nel frattempo ho costruito risultati. Quello che resta non è la percezione, ma quello che fai ogni giorno."
Sempre in corsa
Alla fine, il percorso di Mattia non è una parabola di redenzione, ma una lezione di assetto. Roma lo ha accolto e lo ha riportato a “CASA” mentre lo Stravinskij con la sua storia, con la sua potenza e con il suo essere lo ha costretto misurarsi non solo con un tempio dell’hospitality ma anche con se stesso. E forse una laurea in economia e il profumo di casa sono state le ancore per non farsi divorare da un sistema spesso troppo pesante.


