C’è un movimento che piano piano sta crescendo nelle nostre città. Non è più solo la ricerca del volume a palla, ma la voglia di un’atmosfera più curata, più "conscious". È quello che molti chiamano soft clubbing: si esce magari un po' prima, si cerca il set giusto e un mood che non sia solo rumore bianco. E in questo contesto Kharfi sembra essersi incastrato perfettamente, non perché segua il trend, ma perché lo vive da sempre a modo suo.
Kharfi è uno che ha scelto di fare musica togliendo tutto quello che non serve, puntando su un sound pulito che ti entra dentro senza dover urlare.

Una questione di focus e di bilanciamento
Mentre nel club spesso la tendenza è quella di "staccare il cervello", per Kharfi la console è il posto dove stare più acceso che mai. La sua scelta di non bere non è un fatto di "etichetta", ma un modo per non perdersi nemmeno un secondo della connessione con chi ha davanti.
"Allora, sull’alcol… in realtà per me è il contrario, preferisco non bere per essere più lucido. Voglio sentire tutto, capire la gente, reagire al momento, con il mio entusiasmo."
Eliminare il traffico mentale e non solo di Milano
Mentre tutti corrono e l’industria ti chiede di stare dietro a ogni trend, lui attraversa Milano in bicicletta. Una scelta che è diventata il suo metodo per scaricare lo stress e restare connesso a quello che succede davvero in strada, prima di chiudersi in studio.
"La bici mi dà quella tranquillità che la velocità non sempre ti dà, mi permette di ascoltare musica mentre viaggio e anche scaricare la tensione, quindi sì, è il mio modo per restare connesso alla realtà."

La fortuna di non essere una fotocopia
Esplodere con una hit virale a vent'anni è un rischio: tutti si aspettano che tu rifaccia la stessa canzone all'infinito. Kharfi però è scappato da questa trappola semplicemente perché non è riuscito a mentire alla sua musica. Ha seguito la sua evoluzione invece di fotocopiare il passato.
"La cosa bella è che in realtà non ho mai detto no, semplicemente non sono mai riuscito a fare un remake che fosse allo stesso livello della prima canzone… e sul lungo termine è stata una salvezza."
Meno è meglio citando Ludwig Mies
Il suono di Kharfi oggi è asciutto, essenziale, il risultato di aver messo in ordine le priorità nella vita vera: meno impegni inutili, più tempo per pensare a quello che conta davvero.
"La pulizia che senti oggi è più togliere che aggiungere e ci sono arrivato quando ho iniziato a mettere da parte un po’ di cose per dare spazio al mio tempo libero."

Musica vs Contenuti, un grande paradosso
Oggi per un artista è quasi impossibile non diventare un "montatore di Reel" a tempo pieno. C’è molta consepevolezza e onestà nella sua figura perchè sa molto bene che i social portano le persone, ma sa anche che se dietro non c'è una ricerca sonora vera, tutto svanisce in uno scroll.
"Se non comunichi non esisti, se fai solo contenuti diventi vuoto. Per me, i contenuti portano la gente, la musica li fa restare… Però non ti nascondo che avere continuità musicale è difficile, e spesso mi ritrovo a passare molto più tempo dietro ai social, che per quanto mi piacciano… non sono il motivo per cui ho iniziato."
Quella di Kharfi è una scelta, vivere la musica in maniera più consapevole perchè forse l’integrità conta più dell’hype. Uno che sembra aver capito che, in un mondo che consuma tutto in pochi secondi, l’unico modo per lasciare il segno è continuare a produrre pezzi vivi.


