“Non alzo la voce, rispondo con la mia personalità. Tanto chi è nato tondo non può morire quadrato: non spreco energie a cambiare la testa della gente, preferisco correre più veloce e far parlare i fatti."
Un’affermazione così forte, così profonda e soprattutto così consapevole da una ragazza così giovane fa paura (e no, non siamo qui a fare la guerra uomini contro donne, siamo qui a dare voce), ti fa capire che forse le cose non stanno andando così male come vogliamo pensare, ti fa capire che ci sono teste così pensanti e così profonde da dire: CAZZO, NE VALE LA PENA.
“Il maschilismo nel bar c’è sempre stato. Succede ancora oggi che un cliente si sieda al bancone e si rivolga al mio collega uomo supponendo sia capace a far da bere solo lui. A volte mi sento come nella battuta di Aldo: “Ogni mattina in Africa, un leone e una gazzella si svegliano e sanno che dovranno correre”. Non importa chi sei, l'importante è che corri.“

E SE FOSSE SOLO CONSAPEVOLEZZA?
Nausica ci ha incuriosito, uno di quei volti emergenti, uno di quei volti che ti fermi a guardare e ti chiedi chissà chi è, un sorriso educato ma mai sforzato che tira fuori quella voglia di sederti al bancone e farti fare un drink, quella voglia di lasciare i problemi fuori dalla porta e di sentirti a casa perché è la sensazione che ti dà, ti fa sentire accolta (ma parliamo di quella sensazione di accoglienza naturale, non quella che si studia nei reel). Fino ad oggi ci siamo limitati a chiedere alle vecchie generazioni (e non vi offendete, ma è la verità) cosa sta muovendo realmente i giovani, ma ora è giunto il momento (e forse è anche tardi) di chiedere questa fottuta verità a chi è dentro questo mondo.
“Il pregiudizio sulla mia generazione. Quello dei "giovani che non hanno voglia di fare sacrifici" è il cliché più pigro del nostro secolo. La mia generazione non ha paura della fatica o del sudore; si è semplicemente stufata dello sfruttamento travestito da "gavetta". Le regole del gioco sono cambiate perché siamo più consapevoli che la vita non può essere sacrificata interamente sull'altare del lavoro notturno. Cerchiamo il work-life balance. Io sono un treno verso i miei obiettivi, sì, ho viaggiato su binari vecchi e nuovi, non recrimino nulla perché mi è sempre servito tutto per arrivare fin dove sono e continuerò a farlo.”

LA LIBERTÀ DI VIVERE
E come Vianne Rocher in Chocolat (potete leggere il libro, guardare il film, fate quello che volete basta che vi portiate a casa il contenuto), Nausica sembra guidata dal vento, sembra non aver ancora trovato il posto giusto, ma non con quella sensazione di chi viaggia senza sapere dove andare, bensì con quella sensazione di chi viaggia costruendo se stessa per arrivare al proprio scopo. E come la protagonista di questo capolavoro, non usa la forza ma usa l’accoglienza perché il bar non è barriere, ma empatia e cose buone.
“Sono cresciuta per gran parte dei miei anni fuori. Per questo mi definisco e mi chiamano "zingarella". Fuori dal bar cerco la calma. Chi lavora in questo settore passa ore immerso nel rumore della musica, le chiacchiere dei clienti, i colleghi, lo shaker. Nel mio tempo libero ho bisogno di resettare i sensi. Mi piace viaggiare senza una meta precisa, camminare nella natura e stare con le persone a cui voglio bene. Amo il vino e la cucina casereccia, dove bastano poche cose buone e semplici per essere felici. Sì, sono una sempliciotta, non mi servono grandi cose per godermi gli attimi di pace. Il mio sogno più grande? Lasciare la città e trasferirmi in una piccola località di mare. Ho nel cuore la Sicilia, chissà se un giorno costruirò lì un mio progetto.”

FORSE NON È SOLO PORTARE DA BERE
Salire sul palco della World Class non è "portare da bere". È pressione, è un esame sotto i riflettori (soprattutto se tu fai parte di un team come quello di Nucleo) e, parliamoci chiaro, quella gara, come forse tutte le gare, richiede una capacità di visione, carattere e equilibrio che molto spesso i competitor dimenticano. Forse non si gareggia per vincere e basta, forse si gareggia per mettersi alla prova, forse per mille altri motivi ed è bello vedere qualcuno farlo con semplicità, con leggerezza e allo stesso tempo paura (perché la paura che spesso allontaniamo è la benzina che ci spinge ad andare avanti).
“Salire sul palco della Diageo World Class richiede una corazza. Lì non stai solo portando da bere, stai mettendo a nudo la tua identità, i tuoi nervi e la tua capacità di fare storytelling sotto pressione. Nel mio futuro vedo una crescita verticale, ma non legata all'ego del "bar di proprietà". Voglio solo che chiunque si sieda al mio bancone si senta a casa, accolto e compreso, senza barriere.”
DENTRO UN MUSEO DI STORIA
E che questa ragazza abbia palle da vendere pensiamo sia scontato, perché ci vuole del coraggio per lavorare con e per 4 mostri della bar industry (e non vi offendete, ma che siete “pesanti” lo sapete bene anche voi), perché lavorare in quel bar vuol dire lavorare realmente sotto i riflettori, lavorare in un ambiente dove da fuori tutti guardano ogni dettaglio, dove ogni sbavatura crea interesse. E allora è Nausica a raccontare quei 4 personaggi, lei che li vive tutti i giorni, e crediamo sia giusto che lei lo faccia. E no, non abbiamo chiesto loro un parere perché questo è il suo momento e, soprattutto, perché averla scelta dà già un parere su di lei.
“È un mix di adrenalina pura e di grande responsabilità. Lavorare nel progetto di Nucleo a Roma insieme a quattro titani del genere ti mette davanti a varie sfaccettature: forza, crescita, invidie, paure. Essere la loro punta di diamante significa che credono in me, e questo è il motore più potente del mondo. Se dovessi fare una radiografia ironica ma sincera dei pro e contro di ognuno di loro, direi:
Livio Morena: Pro: È una rockstar nata, diretto, un chiacchierone che sa intrattenere chiunque (anche se lui giura di essere timido). Contro: Ha un occhio clinico al millimetro; se un dettaglio è fuori posto, lo nota prima ancora di varcare la soglia del locale.
Davide Diaferia: Pro: È un bonaccione ed è il vero cervellone dei drink, tanto che per ridere lo soprannominiamo sempre con i nomi dei grandissimi bartender che hanno fatto la storia del bar. Contro: Lo devi saper prendere e dosare, perché quando parte con i suoi tecnicismi storici ti serve una bussola.
Andrea Fofi: Pro: È una vulcano, sempre di corsa con mille progetti in testa, ma se hai bisogno c'è sempre e una mano non la nega mai a nessuno. Contro: Corre così tanto... che la pressione che porta con sé? Diciamo che la fa salire un po' a tutti noi!
Daniele Gentili: Pro: È un professionista con un'esperienza pazzesca e una visione del bar altissima. Contro: Non lavorandoci a strettissimo contatto non saprei cosa inventarmi... diciamo che per ora è "rimandato a settembre".”
Le persone “zingare dentro” hanno un modo tutto loro di vivere questo mondo, hanno quel linguaggio non verbale che parla per loro, hanno quella chimica che attrae e soprattutto quella calma di chi sa bene dove vuole andare.


