In un periodo storico come quello attuale dove le problematiche delle città italiane vengono interamente assoggettate a “stranieri” e fidatevi in questo momento non stiamo prendendo una posizione ma stiamo solo raccontando un dato reale (perché parlare di un argomento così delicato richiede preparazione e cultura e soprattutto dati reali e non ideologici) ci piace raccontare un ragazzo dai lineamenti filippini con un accento romano.
MATT PANGILINAN
Scorpione (sì stiamo ancora cercando di convincere il team di Spaghetty a realizzare il nostro oroscopo personale), 31 anni e un sorriso dolce, pulito e tanta timidezza. Quel tipo di persona che quando parla lo fa con calma attenzione ma soprattutto educazione, quel tipo di educazione che a volte si perde, convinti che alzare la voce renda più forti (vi sveliamo un segreto quelli con le p***e non urlano per farsi sentire, non ne hanno bisogno).
SEI MAI STATO NELLE FILIPPINE?
Mat fa parte di quella generazione nata in Italia, cresciuta in Italia ma con genitori venuti dall’altra parte del mondo, in questo caso le Filippine. Uno che ha visto i propri genitori fare sacrifici, alzarsi all’alba per lavorare e arrivare a fare 3 lavori al giorno, quindi non dovrebbe stupirci che oggi stesso sia lui a lavorare come bartender in due realtà diverse, ciò che stupisce è il suo rispondere TUTTO BENE alla domanda come stai? Quando il 90% di noi si lamenta del caldo opprimente ogni singolo giorno (sì, ci sta uccidendo ma un po’ questo effetto serra lo abbiamo creato anche noi). Il rispetto verso il lavoro altrui forse è questo che affascina di lui.

“Non ti pesano due lavori? Magari all’inizio è stata dura, non avere orari ma mi sono abituato ora.. Ho l’esempio dei miei che ancora lavorano, mio padre lavora tanto e quando ha tempo libero va ad aiutare una signora. Mia madre fa tre lavori in diverse fasce orarie, sono loro che mi fanno vedere il senso del sacrificio. Loro per arrivare in italia hanno dato tanto.”
MULTICULTURALITÀ
Spesso quando nasci in un paese che non appartiene ai tuoi genitori, spesso quello che accade è che nei primi momenti di adolescenza tu cerchi di allontanarti da quella cultura, in sociologia si chiama “Conflitto intergenerazionale culturale”. Durante l'adolescenza, per bisogno di appartenenza e per evitare di essere considerati "stranieri", si può arrivare a rifiutare la cultura d'origine, considerata non compatibile con la realtà quotidiana. E non bisogna andare dall’altra parte del mondo, questo atteggiamento apparteneva anche a tanti giovani nati al nord negli anni 60 (ma spesso ci dimentichiamo la nostra stessa storia troppo presi da giudicare quella degli altri).

“Da piccolo frequentavo molto di più italiani, crescendo un po 'mi sono avvicinato molto di più alle mie radici. Nelle Filippine siamo fissati con il basket. Mi prendevano in giro perché non sapevo parlare filippino. Ora mi sono avvicinato tanto ai miei colleghi italiani. Sei mai stato nelle Filippine? L'ultima volta a 16 anni.”
COME DICEVA QUALCUNO
"Un vecchio saggio che conoscevo diceva sempre ai suoi studenti: 'Trova qualcosa che ami fare e non dovrai mai lavorare un giorno in vita tua'." Arthur Szathmary
Almeno una volta ognuno di noi ha ripetuto questa frase ma quanti di noi ci credono realmente?Quante volte vi alzate la mattina e dite “C*** ANCHE OGGI DEVO LAVORARE?” Anche se ad oggi la frase più gettonata è “MI METTO SU ONLYF**S E VENDO FOTO DEI PIEDI” (solo l’1% riesce realmente a guadagnarci).
“Triplo e La Dogana. Da dogana ho fatto il cameriere come prima cosa e poi un giorno ho iniziato a fare da bere (UN DISASTRO) ma ho deciso di buttarmi. Mi sono ritrovato a stare dietro ad un bancone, mi piace fare i drink ma soprattutto mi piace l’energia che c’è dietro, fare due chiacchiere con il cliente, il rumore dello shaker, non è solo passione ma io non riesco a stare fermo e lontano dal bar. Da Triplo faccio il bartender ma è più caciarone, ti diverti di più…Ho solo un giorno libero perché faccio due lavori, in teoria ne avrei due da Dogana ma lo uso per lavorare da Triplo e quando ho il giorno libero spengo il telefono e riposo veramente.”

INSEGUITO DA UN CANE
Sembra l’inizio di un film horror, ma nasce soltanto da una semplice domanda “Come fai a parlare inglese così bene?”
“Ho passato un piccolo periodo fino ai cinque anni in America con mia madre, In California e mi è rimasto l’inglese. Stavo con mia nonna li, un piccolo ricordo di quel periodo risale ad halloween (bussano alle porte) e ho bussato alla porta e un cane mi ha inseguito per tutto il quartiere (un trauma forse mi è rimasto ancora). E poi l’ho coltivato guardando serie tv e parlando con i colleghi, ho un collega dall’India con cui ho preparato lo speech per GIFFARD, volevo che fosse perfetto.”
ANCORA NON L’HO REALIZZATO
E questa capacità di parlare Inglese è stato uno dei suoi punti forza, ovvio anche il drink è stato fondamentale perché alla fine Mat con la sua timidezza andrà diritto ad Angers per provare ad aggiudicarsi il titolo di GIFFARD WEST CUP davanti ad altri 20 competitors provenienti da tutto il mondo.
“Dopo una settimana non ho ancora realizzato, il fatto di andare a fare il mondiale mi mette un po 'di ansia ma rappresentare l’Italia mi dà una carica mai avuta. Prima erano un gioco, invece ho capito che ti permette di fare conoscenze, ragazzi come me. Kos (Parliamo dell'ex vincitore Global) qualche consiglio me lo ha dato “mettici un po’ della tua famiglia”. La mia ragazza è la persona che mi sprona a fare tutto, qualche minuto prima di salire sul palco lei mi ha detto: SE NON TI TOGLI L’ANSIA TI TIRO UN CAZZOTTO.
Di cosa avevi paura? Ansia di essere giudicato, sbagliare mi mette un po 'di ansia. “
E ora la domanda Mat la fa a Pierre Giffard:


