
Se il buon Pirandello fosse nato ai giorni d'oggi molto probabilmente o forse no avrebbe iniziato a raccontare il suo “Uno nessuno e centomila" allo stesso modo in cui Cristian ha aperto questa conversazione con noi e ci piace un po’ pensare che i due personaggi si sarebbero anche potuti incontrare (il libro lo trovate anche su Amazon a meno di 4 euro, fate l’investimento) e forse anche potuti affascinarsi a vicenda.
“qui dentro siamo almeno in 5 precisino della Vergine “so tutto io”, a tratti maestro zen, poi Lucifero, poi ancora quello pieno di sensi di colpa che preferirebbe farsi esplodere pur di non sentire più niente), e il collante di tutte le personalità, ovvero il bambino pieno di speranza che sogna di fare la rockstar. Se dovessi però riassumere in questo momento forse risponderei “Come una torre in fiamme”. Mi riferisco alla carta dei tarocchi, La Torre, che rappresenta la distruzione necessaria per poter ricostruire, rivalutare e mettere in discussione ciò che si dava per acquisito per una rinascita più autentica. In questo periodo sto trovando molte risposte al mio milione di domande. Quindi ti direi che sto bene, anche perché la vita che spesso do per scontata fatta di mille viaggi, un bel lavoro, un tetto sopra la testa e persone amorevoli al mio fianco, è la stessa che, da qualche altra parte del mondo, qualcuno potrebbe desiderare senza nemmeno conoscermi. Per questo credo sia importante essere grati, o almeno provarci, anche se spesso con risultati piuttosto scarsi.”
Il tema della gratitudine dovrebbe essere più spesso affrontato da tutti noi, passiamo spesso ¾ di vita a lamentarci, a predicare e spesso ad appesantire la vita di chi ci sta vicino, non stiamo dicendo che la vita sia facile e sempre bella ma che forse a volte rompiamo un po’ troppo il ca**o con i nostri problemi e spesso ci facciamo troppe paranoie inutili, quindi da oggi vi invitiamo a ringraziare almeno una volta al giorno (a breve apriremo un podcast di meditazione, preparatevi)
SCELTE DI VITA

E se fosse questione di priorità? E se fosse questione di poca voglia di sacrificio? Non abbiamo la risposta e a differenza di altri non vogliamo nemmeno averla perché forse le risposte sono multiple e perché forse ci stiamo dimenticando che anche noi siamo stati dei ragazzini che non avevano sempre un obiettivo ben chiaro e che non è sbagliato non avere sempre una direzione, perché a volte è da qui che imbocchiamo le strade migliori. Forse dovremmo ascoltare di più o forse dovremmo vivere di più la vita.
“Le nuove generazioni ci salveranno. Facendo formazione mi ritrovo spesso a confrontarmi con loro. Anche tra i miei collaboratori, più della metà ha meno di trent’anni e alcuni hanno appena superato i venti. Per questo li osservo molto. Credo che, esattamente come accadeva a me alla loro età, molti non sappiano ancora cosa vogliono fare della propria vita. E come biasimarli? A vent’anni ci sono tanti sogni e infinite possibilità, grazie soprattutto al tempo che si crede di avere a disposizione. Le nuove generazioni, soprattutto dopo il 2020, hanno dimostrato di dare più valore al proprio tempo libero e di non voler vivere per lavorare. “Meglio disoccupati, che in catene” direbbero alcuni. Per quanto questo sia un concetto di libertà assolutamente legittimo e meraviglioso, credo sia necessario considerare anche altri aspetti. Il lavoro non è sempre soltanto un mezzo per ottenere denaro: per qualcuno è anche un fine, una ragione di vita, come direbbero i giapponesi “Ikigai”, misto fra ciò che ti piace, ciò in cui sei bravo e ciò di cui gli altri hanno bisogno e per il quale potresti essere pagato. In poche parole quello che ti fa scendere dal letto ogni giorno. (A meno che il tuo ikigai non sia proprio dormire). Esistono attività che possono appassionarti e che non devono necessariamente avere un ritorno economico immediato. Almeno all’inizio, bisognerebbe muoversi per passione e non per soldi. Ecco, forse è proprio questo che vedo mancare alle nuove generazioni: meno passione, meno intensità, meno senso di appartenenza. Tutto diventa rapido e passeggero, diventa difficile costruire qualcosa di duraturo perché tutto sembra così fragile e superficiale. E questa cosa mi spaventa. Terribilmente. Perché se ci ragiono, e guardo attentamente, la colpa probabilmente è delle generazioni precedenti, e quindi purtroppo per me, anche della mia.”
VIVETE UN PO’ DI PIÙ

Viaggiare non ti rende per forza un genio, se sei un idiota lo rimani anche viaggiando. Questa frase non è di Spaghetty ma la rubiamo volentieri a Leonardo Leuci, uno che quando parla ti lascia lì immobile ad ascoltare e a chiederti “perché non ci hai pensato prima tu?”
Cristian è uno di quelli che ha sempre la valigia pronta, uno di quelli che ha fatto della sua vita un viaggio e che non l'ha scambiato per un post su Instagram (i momenti più belli non li immortaliamo e vi diamo un dato solo il 5% degli influencer su Instagram vivono grazie a quel lavoro e su OnlyFans solo il 2% quindi niente foto dei piedi per quest'anno)
“Viaggiare è una parte fondamentale del mio lavoro. E non parlo di guest, masterclass, fiere o Bar Show in giro per l’Europa. Parlo del lavoro di ricerca in Messico. Per conoscere davvero un prodotto bisogna andare nel luogo in cui viene prodotto. (Che fortuna che il Mezcal lo facciano in Messico, eh?!) Se dovessi trovare un difetto a tutti questi viaggi? Non ne sono sicuro, perché, nonostante sia consapevole di aver viaggiato molto, per me non è mai abbastanza. Quindi direi che il vero limite è il tempo: tanto tempo per spostarsi e troppo poco per vivere davvero un luogo. Scegliete una destinazione e rallentate. Scopritela, vivetela. Fare una foto davanti a un monumento solo per dire di esserci stati vi renderà forse più popolari sui social, ma non basterà per definirvi viaggiatori.”
QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA
“In the day we sweat it out on the streets of a runaway American dream / At night we ride through the mansions of glory in suicide machines / ... / Tonight, tonight the highway's bright, a bicycle light on the tracks / ... There's a darkness on the edge of town.” — Bruce Springsteen
Si voleva fare la rockstar e secondo noi doveva anche farla, perché un personaggio del genere ha mille sfaccettature (anche guaritore, ci ha fatto passare la nausea con il mezcal) e forse dovrebbe viverle tutte (anche se siamo sicuri che lo faccia) e dietro quella facciata così calma e tranquilla si celano mille mondi tutti fottutamente in contrasto fra loro.
“Sono sempre sorridente e tranquillo? Non mi conoscete affatto. 😂 Sì, il mio vero talento, la cosa più bella ed emozionante al mondo per me è la musica. In tutte le sue sfaccettature. Cerco ad ogni modo di gioire di ciò che ho e di prendermi cura della mia mente: medito e, anche quando non pratico formalmente la meditazione, rifletto molto e provo ad ascoltarmi. Ma, come tutti, ho un lato oscuro piuttosto forte. Un lato che va nutrito, che a volte ha bisogno di prendere il sopravvento e a cui piace molto il Mezcal. (Indovinate chi è fra i 5 descritti sopra) La calma che molti mi attribuiscono è quindi, in parte, una calma apparente. Dietro c’è un po’ di esperienza e la consapevolezza che la vita è piena di casini. E che i problemi, come disse coso, si dividono in due categorie: quelli che hanno una soluzione, e allora non c’è motivo di preoccuparsi; e quelli che una soluzione non ce l’hanno, e quindi non vale comunque la pena preoccuparsene.”
E ORA DIVERTIAMOCI
Vorrei fare una domanda a Roberto (Si parliamo di Artusio e la domanda la fa Bugiada)
Conosco il tuo pensiero sulle classifiche e sulle liste. Vorrei però chiederti una cosa: quando certe dinamiche di questa industry ti fanno allo stesso tempo arrabbiare e sorridere, non ti senti anche un po’ responsabile? Tu e i tuoi soci siete stati tra i primi a lavorare su quel network internazionale che ha poi contribuito al boom del settore e agli interessi di mercato che ne sono derivati. Ti capita mai di pensare che, almeno in parte, sia anche una conseguenza di quel percorso che avete contribuito a costruire? E questo come ti fa sentire ?


