Parliamoci chiaro, senza troppi giri di parole: l'aperitivo in Italia è diventato una parodia. Siamo passati da un estremo all’altro, cadendo dalla padella alla brace. Prima c’era l’era dell’abbuffata selvaggia, quella roba da dopoguerra dove ti lanciavi sui vassoi di pasta fredda gommosa per cenare con dieci euro. Era un’ammucchiata di carboidrati e gomitate, sciatta e senza dignità.
Ma se pensavamo di esserci evoluti, ci sbagliavamo di grosso. Oggi siamo finiti nella "Carestia Gourmet".
Ti siedi in un posto che sembra un set fotografico, ordini un drink da 20 euro e ti servono una tartina che potresti aspirare col naso. Un quadratino di pane, una goccia di spuma chimica e un fiorellino edibile sopra. È l'estetica del nulla. Ci hanno convinto che pagare l’aria fritta sia "esclusivo", mentre la verità è che siamo tutti un po’ stanchi di spendere cifre folli per restare con la fame e il portafoglio vuoto.

BLUFF DEL BANCONE-ALTARE
Questa non è una crociata contro i bartender. Ci sono ragazzi là dietro che si fanno un mazzo così, che studiano la chimica e la botanica per farti bere bene. Il problema è il sistema: quel modello che ha trasformato il bancone in un altare dove il cliente è un ospite tollerato a fatica, e dove la tecnica ha ucciso la sostanza.
Abbiamo barattato la convivialità vera con un post su Instagram. Ma la gente si è rotta. Cerchiamo quella via di mezzo che sembra scomparsa: un posto dove il cibo ha la stessa dignità del drink, dove non devi fare la rissa al buffet ma non devi nemmeno sentirti un poveraccio perché la tartina è finita in un boccone.
ALESSANDRO MELIS: IL CAVALIERE DEL SENSO COMUNE
In mezzo a questo deserto di fuffa, spunta Alessandro Melis. Uno che sta dietro al bancone da trent'anni e che non ha bisogno di fingersi una rockstar per farsi rispettare. La sua eleganza è un dito medio alla sciatteria moderna: si veste bene perché ti rispetta, punto. Non è una divisa, è un messaggio: "Io sono qui per te".
Melis è un Oste, una parola che oggi sembra quasi un insulto per i puristi della mixology, e invece è il titolo più alto che ci sia. Lui non ti vende un concetto, ti vende un momento. Il suo aperitivo rompe lo schema della tartina invisibile: cocktail fatti come Dio comanda e snack "sfiziosi, stuzzicanti e reali". Qualcosa che puoi masticare, che ti soddisfa, che accompagna l'alcol invece di guardarlo da lontano.

LA PROVOCAZIONE: RIDATECI IL "POPOLARE"
Vogliamo lanciare una sfida, una provocazione vera per questo 2025 che bussa alla porta. E se la vera avanguardia fosse tornare a essere popolari?
Non intendiamo il basso livello, ma quel senso di appartenenza che appartiene a tutti. Basta con i templi del silenzio e dell'asettico. Vogliamo tornare a parlare, a ridere forte, a sporcarci le mani. Vogliamo un aperitivo dove l’ospite è il re, non la decorazione nel bicchiere.
Siamo sicuri che il futuro sia davvero in quella perfezione fredda che non ti lascia niente? O forse la speranza sta nel calore di un salotto vivo, dove puoi annullare i problemi della giornata con una chiacchiera onesta? Perché finché ci sarà qualcuno che, dopo un drink in un locale fighetto, sente il bisogno di andare a mangiarsi un panino unto a un chiosco di notte per sentirsi vivo, la nostra domanda resterà lì, nuda e cruda: abbiamo barattato la nostra dignità per un fiorellino commestibile?
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Fonti immagini
- Alessandro Melis


