Esistere è un conto, vivere è un altro. Ci sono persone che appartengono a quella rara stirpe di donne che hanno deciso di non chiedere scusa per lo spazio che occupano nel mondo. La sua non è una storia di viaggi, ma una storia di resistenza: al bigottismo, alle etichette e a quella vita “normale” che spesso è solo un modo educato per nascondere la paura di cambiare.

Raiza


IL CORAGGIO DI NON FERMARSI MAI.

Per lei, stare ferma non è sicurezza, è soffocamento. Mettere la propria vita dentro una valigia non è un gioco, è un atto di fede. È la ricerca di un equilibrio dove ogni spostamento serve a ritrovare sé stessa, a strappare via le vecchie abitudini per far spazio al nuovo. Non è insoddisfazione: è una curiosità che brucia, il rifiuto di lasciarsi spegnere dai giorni tutti uguali. Ha capito che per imparare davvero, bisogna prima avere il coraggio di dimenticare tutto quello che ci hanno venduto come “giusto”.

OLTRE IL GIUDIZIO: UNA FORZA CHE ROMPE IL SILENZIO.

Troppo spesso il mondo guarda una donna che si muove e pensa a una fuga. Lei risponde con la forza di chi sa esattamente dove sta andando. Non scappa dai problemi, li affronta camminandoci insieme. La sua missione nell’ospitalità è una scelta coraggiosa: cambiare le regole del gioco per le nuove generazioni di bartender, lottare per spazi più equi e umani, trasformare un lavoro in un atto di cura e giustizia. Il suo progetto, Agite Club, non è solo un’azienda; è il riflesso di una donna che crede ferocemente in ciò che fa e che non aspetta il permesso di nessuno per portarlo avanti.

L’ARMATURA E IL SILENZIO.

Essere forti non significa essere invincibili. Conosce bene la fragilità e il peso della superficialità che ci circonda. Il suo superpotere è aver creato una casa senza mura, fatta di persone che sono libertà pura. Una famiglia scelta, dove può finalmente togliersi l’armatura e smettere di combattere. Tra la musica, il mare e un libro, ritrova la sua essenza, quella che non deve dimostrare niente a nessuno.



SENZA VERGOGNA: L’UNICO MODO DI VIVERE.

Il vero scontro è stato quello contro il bigottismo di chi vorrebbe le donne composte, silenziose, prevedibili. Ci sono voluti anni per scrollarsi di dosso quella vergogna che la società ci cuce addosso fin da piccole, per smettere di recitare il ruolo della “brava ragazza” che piace a tutti. Oggi, quella maschera è caduta. Al suo posto c’è una professionista che sogna di raccontare il mondo con l’onestà brutale di Anthony Bourdain e che dice a chiunque sia bloccato dalla paura: “Inizia, ora. Le opportunità non cadono dal cielo, le devi creare tu”.
Raiza ha smesso di cercare l’approvazione degli altri e ha iniziato a vivere alle sue regole.


QUESTO È IL SUO MANIFESTO, SCRITTO DI SUO PUGNO, DEDICATO A CHIUNQUE VOGLIA FINALMENTE SENTIRSI LIBERO:

“Mi hanno insegnato ad avere vergogna del mio corpo, delle mie azioni, dei miei pensieri.
Mi hanno insegnato che quello che penso è assurdo, che quello che faccio è ridicolo, che quello che desidero è sporco.
E ho imparato a non dire quello che pensavo. Ho imparato a non fare quello che mi andava di fare, per vergogna. Per paura che qualcuno intorno a me potesse pensare che fosse inappropriato.
Ho imparato a non inseguire ciò che desideravo, per vergogna che gli altri potessero giudicarlo improprio.
Non contenta di sottomettermi allo sguardo esterno, mi sono arresa anche alla vergogna presa in prestito.
Ho imparato a chiedere alla vergogna come comportarmi, per evitare di essere fuori posto.
Ho imparato ad ascoltare la vergogna mentre mi spogliavo, nel caso mi fossi sentita a mio agio nel mio corpo e mi fossi abituata a mostrarlo senza paura.
E ho smesso di ballare.
Ho smesso di ridere forte.
Ho smesso di grattarmi il sedere.
Ho smesso di chiedere quello che non capivo
Ho smesso di dare voce a ciò che pensavo.
Ho smesso di condividere ciò che sentivo.
Ho smesso di chiedere aiuto.
Ho smesso di camminare senza reggiseno.
Ho smesso di uscire in strada come mi pareva.
Ho smesso di indossare vestiti larghi.
Ho smesso di chiamare chi mi mancava.
Ho smesso di prendere l’iniziativa.
Ho smesso di dire no.
Ho smesso di dire sì.
Ho smesso di ammettere che avevo paura.
E sentendomi ogni giorno più vergognosa, ho capito che la mia vergogna non sarebbe mai stata soddisfatta.
Così sono andata a cercare la mia parte svergognata. Ci ha messo un po’ a uscire. Era timida, ironicamente.
Ma alla fine mi ha portato a ballare, ha cantato duetti con me, è uscita a far festa al mio fianco, mi ha incoraggiato a parlare, a gridare quello che penso, a pretendere di essere ascoltata, a ignorare le cose di cui avrei dovuto vergognarmi.
E ora non ho più tempo per la vergogna.
SONO OCCUPATA A VIVERE.”