Come due mani che scrutano una camicia vissuta a Porta Portese (parliamo di vintage), come uno sguardo attento ad un libro con una copertina troppo usurata lungo la Senna, come un sorriso davanti ad una cerveza nel El Born, forse è questo che ci ricorda Vesper. Certi luoghi sono come certi libri o certe vecchie camicie: contengono le storie di tutti quelli che li hanno toccati prima di te.

“Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo. Volevo che le città fossero splendide, piene di luce, di acque, di alberi, di esseri umani la cui felicità fosse parte integrante del paesaggio." Marguerite Yourcenar

CONNESSIONI VIVE

Vesper

Siamo abituati ad avere rapporti stabili e duraturi, siamo abituati ad avere un amore profondo e sincero, siamo abituati a donare tutte le nostre attenzioni e priorità a questa nostra relazione; peccato che questo amore sia un iPhone (sì, ci sono anche altri milioni di modelli) e peccato che la nostra cazzo di relazione si basi su ore e ore passate a curiosare nel mondo virtuale di Instagram (e vi invitiamo ad andare nel vostro report settimanale a controllare, per poi tornare da noi). E quindi ci lascia completamente spaesati questo locale che vuole cambiare le regole del gioco o forse che vuole solo tornare alla normalità, quando le nostre serate erano in una piazzetta di quartiere o, per i più fortunati, su un lungomare con gli amici (quelli veri, quelli che avevano un odore). Vesper sembra urlare questo mondo, sembra fatto di persone tutte lontane fra loro ma tutte totalmente legate da un fattore comune: il voler tornare a vivere la realtà.

“La nostra volontà era di far sì che Vesper fosse un locale di quartiere, un locale dove la gente si sentisse a casa e stesse bene.”

Vesper

ABBIAMO ANCORA VOGLIA DI RADICI

In un periodo storico dove andare al ristorante o in un bar richiede una preparazione culinaria da chef stellato, una capacità intrinseca di conoscere tutti quei fottuti ingredienti dietro ad ogni drink (e anche qua vi sveliamo una verità: la maggior parte di noi sceglie un classico perché non capisce quelle maledette ricette così complicate), ci piace entrare in un locale e avere quella sensazione di casa, quella sensazione di conosciuto ma allo stesso tempo quella sensazione di ricercatezza (perché soprattutto nella semplicità esiste la ricercatezza).

“Entri in Vesper e ti sembra di essere in un bistrot francese o in un tapas bar spagnolo ma ti porti a casa l'italianità. Lo facciamo nel cibo ma lo facciamo anche nella carta dei vini... Vogliamo ricordare la nostra terra.”

FRA I MONUMENTI DI ROMA

Lo spirito di questo locale lo vedi nelle iniziative che propone e nel totale disinteresse nello scalare le classifiche che stanno tanto a cuore a molti (e non è una crociata verso quei locali, ma solo una presa di coscienza che forse ogni tanto abbiamo solo bisogno di un buon calice e di un tagliere di formaggi). Quelle connessioni che nascono dopo una corsa mattutina “Vesper Running Club” di 10 km (qui però permetteteci di dire che è un pochino da folli, ma forse fra i monumenti di Roma correremmo anche noi) per poi tornare dentro tutti insieme per fare un pranzo.

“Lo facciamo anche con delle attività perché noi vogliamo creare connessioni, perché purtroppo la gente ormai non parla più. Quasi due volte al mese organizziamo la run che parte da Vesper e fa 10 km: ci sono due squadre, una che corre e una che cammina, e poi si torna da Vesper e si pranza tutti insieme. Da questi momenti si creano connessioni, la gente si vive anche fuori. E poi abbiamo pensato a qualcosa di diverso: Vesper è aperto tutto il giorno, ha una luce pazzesca durante la giornata ed è proprio di giorno che vivi l’anima passata del locale. Allora abbiamo pensato di organizzare il Dopo Mercato della domenica e quindi la cucina tipica, quella che mangiavi la domenica dalla nonna; ci piace che la gente viva quella sensazione.”

Vesper

QUATTRO TESTE

Quattro teste, quattro soci, quattro personalità totalmente diverse che a volte non sono d’accordo ma che proprio da questa diversità prendono la forza di portare avanti un progetto che ha ormai 12 anni; un progetto che ha visto periodi come il COVID (e sappiamo tutti quanto quel periodo abbia distrutto le vite di molti) ma che forse proprio da quel periodo ha preso la consapevolezza di portare avanti questa visione di vita reale e quotidianità. Perché quello che cerchiamo tutti è quella fottuta sensazione di benessere e serenità, e noi una sera al tavolo di questo locale, fra le luci che solo Roma può offrirti, l’abbiamo vissuta.

Perché alla fine, come scriveva Charles Bukowski, «ciò che importa di più è come sai camminare attraverso il fuoco». Loro quattro continuano a farlo ogni giorno, e a noi è rimasto il calore di questa sera.

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